Serramazzoni un secolo fa: il paese raccontato dalle foto
Un “giovane” Comune che in passato si era spopolato per l’emigrazione Serra è un toponimo che indica una catena montuosa allungata e priva di avvallamenti pronunciati, e il nostro Comune si erge a 790 metri di altezza. Ma le sue frazioni e località numerosissime su cui torneremo
SERRAMAZZONI. Serramazzoni, su un territorio di 93,96 kmq., ha oggi 8.200 abitanti. Nel 1951 erano addirittura più di 9.000, la stessa cifra degli anni Venti e Trenta, per poi scendere a soli 5.000 negli anni Settanta e Ottanta, come avvenne in tutti i Comuni dell'Appennino.
Ma l'emigrazione era cominciata agli inizi del Novecento, verso il Nord e il Sud America (basta leggere Mario Toni, Serramazzonesi nel Mondo. Storie di emigrazione, pubblicato nel 2014). Serra è un toponimo che indica una catena montuosa allungata e priva di avvallamenti pronunciati, e il nostro Comune si erge a 790 metri di altezza. Ma le sue frazioni e località numerosissime su cui torneremo (Casa Bartolacelli, Stella, Faeto, Ligorzano, Monfestino, Montagnana, Montardone, Pazzano, Pompeano, Rocca Santa Maria, Riccò, San Venanzio, Selva, Valle, Varana) scendono da un lato fin quasi a Maranello e dall'altro fino a Pavullo. Ma perché si chiama Serramazzoni?
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Ce lo spiega Girolamo Tiraboschi: “Nominasi anche talvolta Serra de Legorzano, con quale nome tuttora s'indica e dicesi anche la Serra dei Mazzoni, ove è una posta nella strada di comunicazione colla Toscana, e sopra un poggio poco discosto vedesi un'antica torre merlata che dicesi Bastìa”.
Non so se il Tiraboschi, il cui Dizionario topografico-storico degli Stati Estensi fu pubblicato postumo nel 1824, avesse mai percorso la Via Giardini, terminata verso il 1780! Certo che a Serra (i Serramazzonesi mi perdoneranno se userò questa abbreviazione, ma per noi Modenesi suona meglio) per un lungo periodo c'era ben poco. Addirittura, dopo l'Unità d'Italia, si chiamava “Comune di Monfestino in Serramazzoni”, a sottolineare il suo passato dipendente dalla Podesteria di Monfestino: solo il 5 febbraio 1948 cominciò a chiamarsi “Comune di Serramazzoni”.
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Chi voglia conoscere Serra e il suo passato da quando è diventato Comune deve assolutamente leggere (e guardare le immagini lì riprodotte) i due volumi intitolati Da “Serra de Legorzano” a “Serramazzoni”. Storia di un paese, che Mario Toni ha dedicato al suo paese (oltre a molti altri libri: devo dire che in tutte queste puntate poche volte mi sono imbattuto in uno studioso così appassionato!).
Ma in questa puntata ricordiamo un altro appassionato cultore di storia locale della nostra montagna, monsignor Ferruccio Richeldi: era nato a Rocca Santa Maria il 28 settembre 1909 e morì nel 1989.
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Così scriveva nel 1971 della sua borgata natia: “Nulla di eccezionale caratterizza oggi la frazione di Rocca S. Maria … Il fenomeno impressionante e negativo è la scomparsa quasi totale dei giovani dalle vecchie case, emigrati là dove sono più facili e meno dure le vie del guadagno. Le fabbriche di ceramica non molto distanti, a Nirano, a Spezzano, a Fiorano e a Sassuolo hanno assorbito tutte le giovani vite, uomini e donne.
La terra è rimasta al lavoro degli anziani ed all'amore dei vecchi … Altro triste fenomeno è la scomparsa ormai definitiva delle famiglie allietate da numerosa prole: rara era una volta quella coppia che non avesse avuto attorno al povero desco familiare quattro o cinque figli.
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Ora i morti superano i nati: ciò significa che la frazione è invecchiata, e che in un prossimo domani ben pochi saranno gli abitanti del luogo. Sono lontani i tempi in cui la parrocchia contava dai 500 ai 600 abitanti. Sono ora solo 280 gli abitanti della vecchia pieve, ed un'unica scuola accoglie i bambini delle classi elementari unitamente ai bambini della vicina Montagnana …”.
Ma così concludeva: “Non vogliamo essere tristi profeti di sventure! Ci auguriamo che mai questa terra sudata venga abbandonata, che mai la millenaria gloriosa chiesa diventi muta di preghiere e di canti, e che mai si spenga, del tutto, nel cuore degli abitanti quell'amore al “luogo natìo” che fu base e forza al lavoro tenace dei padri.
Alla cara, anche se modesta, frazione di Rocca S. Maria, un tempo tanto gloriosa, vita! vita!”.
Ci associamo.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com