Drammatico crollo degli stipendi: è come aver perso due mensilità
Cgil ha analizzato i redditi di Modena e provincia dal 2016 al 2023. La situazione è nera: con aumento dell’inflazione e i salari fermi abbiamo perso 12,5% di potere d’acquisto
MODENA. Siamo sempre più poveri. È una realtà che tanti conoscono e che possono toccare con mano, perché attraversa i bilanci familiari sempre più pesanti, i carrelli della spesa che si fanno sempre più leggeri, gli affitti diventati insostenibili, le bollette salatissime. Si potrebbe continuare a lungo. In questo contesto, nemmeno le retribuzioni riescono a dare sollievo ai modenesi e alle loro buste paga. Anzi.
Invece di recuperare terreno dopo il crollo dell’8,1% nel 2022, si sono fermate, e nel 2023, l’arretramento medio è stato dello 0,1%. La perdita di potere d’acquisto, dal 2016 a oggi, ha raggiunto il 12,5%. In pratica due mensilità di stipendio andate in fumo. E l’unica cosa che cresce, qui, è l’inflazione, che è arrivata a quota +5,7%. L’Italia è ultima per salari nel G20. Il 23% della popolazione è a rischio di esclusione sociale. La forbice tra chi ha e chi non ha continua ad allargarsi. E dentro questi numeri ci sono volti e storie. Anche modenesi.
Il rapporto Cgil
Il quarto rapporto sui redditi da lavoro dipendente in provincia di Modena è una radiografia dettagliata del declino salariale. Elaborato sui dati della società fiscale della Cgil, si basa su 43.443 dichiarazioni dei redditi presentate nel 2024, relative all’anno fiscale precedente. I dati storici raccolti dal 2016 al 2023 coprono un bacino di 334.000 certificazioni. I numeri parlano chiaro: il recupero atteso non c’è stato. L’arretramento medio dei redditi nel 2023 è stato dello 0,1%, e a Modena la situazione continua a peggiorare.
La città scivola
Modena continua a perdere terreno sul fronte dei redditi, con un calo complessivo del valore dei redditi 16,4% tra il 2016 e il 2023. L'ultima rilevazione segnala un ulteriore arretramento dello 0,1% nel 2023, con la città capoluogo che registra il dato peggiore: -3,6%. In controtendenza, invece, la Bassa, che segna un rimbalzo positivo del 3,8%, recuperando il crollo dell'anno precedente. Più stabili le altre aree della provincia, con Vignola che cresce dell’1,2%. Cosa ne consegue? Se nel 2016 la distanza tra il reddito medio annuo di Modena e quello dell’area montana era di 4.400 euro, oggi è scesa a 3.074 euro. Ecco.
Inoltre, Modena è l’unico territorio della provincia dove si registra anche un calo delle retribuzioni nominali, che sono scese in otto anni dello 0,7%. Le cause? Il capoluogo concentra settori particolarmente penalizzati, come il terziario privato, l’alimentazione, la meccanica industriale, il lavoro pubblico e i pubblici esercizi (bar e ristoranti).
Solo in quest’ultimo ambito, gli stipendi sono crollati del 22% in otto anni, segno di una crescente precarizzazione e dell’emergere di dinamiche di lavoro irregolare.
Il settore privato
Focalizziamoci, ora, sui settori. La ceramica e l’edilizia continuano la loro discesa: nel 2023 i redditi continuano a calare. Non va meglio per l’alimentare, la meccanica generale e il commercio. Ci sono timidi segnali di ripresa nella mobilità e nella ristorazione, ma sono legati più agli straordinari e al lavoro supplementare che a veri aumenti salariali, secondo Cgil.
Unica eccezione, la sanità privata: +12% in termini reali in solo un anno, segnale che la crisi della sanità pubblica ha portato un travaso di professionisti e un conseguente adeguamento al rialzo delle retribuzioni.
Nel pubblico
Passiamo ora a sanità pubblica, scuola e pubblica amministrazione: tutti settori, lo segnaliamo, a fortissima presenza femminile – circa l’80% della forza lavoro – e segnati da precariato crescente. Nella scuola, il 30% dei lavoratori è a tempo determinato e, rispetto al 2016, l’arretramento del potere d’acquisto è stato mediamente del 6,2%. Nel pubblico impiego, l’arretramento è stato del 7,7%, mentre nella sanità pubblica del -10,9% in otto anni. Senza parlare, poi, del precariato, che tocca il 6% in questo ambito. Gli over 55 hanno visto un calo del 18,5% del loro reddito rispetto al 2016. Nella fascia 45-54 anni, il crollo è stato del 13%. Solo i giovani tra i 25 e i 34 anni hanno registrato un aumento del 25,6%, ma il dato, secondo Cgil, è fuorviante: «È legato all’ingresso di nuove figure a tempo determinato, spesso pagate di meno rispetto ai colleghi più anziani e alla loro disponibilità nel fare gli straordinari», commentano.
Le conseguenze
Dunque: i salari si abbassano, i costi della vita salgono. Nessuna novità, purtroppo. A Modena, gli affitti sono aumentati del 30% in pochi anni. Le famiglie giovani non riescono a comprare casa, e molte sono costrette a rinunciare a fare figli. Il legame tra la crisi dei redditi e l’inverno demografico è diretto: chi ha un salario incerto, chi vive con contratti a termine, difficilmente può permettersi di arrivare a fine mese, tantomeno di mettere su famiglia. E intanto il lavoro povero si allarga, il precariato cresce e le diseguaglianze si fanno più profonde.
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