Gazzetta di Modena

Modena

L’inserto – Terza puntata

80 anni di Liberazione: bombardieri sulla città, paura e morti

di Adamo Pedrazzi
80 anni di Liberazione: bombardieri sulla città, paura e morti

Il racconto datato 3 aprile 1945: gli aerei prendono di mira i ponti sul Secchia ma si registrano vittime e feriti anche in città

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MODENA. Dopo una notte sufficientemente tranquilla, abbiamo assai per tempo dovuto notare passaggi di velivoli che se ne andavano per altri lidi. Però il giochetto, per così chiamarlo, dura poco, e non molto dopo, potevano essere le ore nove, siamo per constatare che i nuovi velivoli avevano un compito che si limitava alla nostra Provincia, anzi, e soprattutto, alle zone che contornano la città. Udiamo infatti un ripetuto mitragliamento or qua or là, sino a che una di codeste squadrette non si installa sul nostro cielo e vi gironza su con speciale attenzione a quanto può accadere in terra. In quel momento transitava sulla via Emilia, all'incrocio colla via Ruffini, un carro funebre di ritorno dal Cimitero, quindi vuoto, e solo recante i necrofori, orbene il nero carro viene preso di mira da uno dei velivoli vaganti il quale su del medesimo dirige una raffica di mitraglia.

Gli uomini, tra i quali il Cappellano di S. Agostino, che stavano sul carro, intuito il pericolo, facevano in tempo ad uscirne, ed a porsi al riparo nel Canal Bianco parallelo alla via. Nessun ferito quindi. Unica vittima una damigiana di vino che dentro un carretto stava, sempre sulla via, dietro al carro. L’uomo del carretto la scampava buttandosi a sua volta nel canale, ma il rosso liquido andava a tingere l'asfalto della strada. Che proprio valesse la pena di incomodarsi per prendere di mira un carro funebre, ci pare strano, specie pensando che in quel carro vi poteva essere un cadavere, ma conviene dire che ai volatori Anglo Americani tutto può fare bersaglio allorché sono alla ricerca di qualche cosa da colpire. Essi vengono col preciso compito di intralciare con tutti i mezzi il transito dei Tedeschi sulle nostre vie, ora si dà il caso che codesti durante il giorno se ne stanno coi loro carri sotto i portici delle vie cittadine o nascosti in qualche corte rustica delle vicine campagne. Ne consegue che i volatori non trovando selvaggina tedesca si accontentano di quella italiana, qualunque sia per essere, da una bara ad un carretto carico di una damigiana di vino. Tutto serve per tenere desto l'occhio e per saggiare la bontà del miratore.

Sono, nella mattinata, nella Sede Comunale per il consueto abboccamento diurno, e mi trovo di fronte ad una notizia di gran momento: il Dott. Mirko Manzotti, Podestà, è stato nominato Capo della Provincia di Modena. Non senza sorpresa la cittadinanza apprende tale notizia, perché si riteneva dai più che la crisi nel Palazzo Prefettizio potesse dirsi superata dopo il ritorno in sede del Capo Provincia Dott. Girgenti. In allora osservammo che la malattia cui si attribuivano le lunghe assenze dalla città del Capo Provincia, fosse di natura politica e non fisica, infatti oggi vediamo che il malato ricade nel suo male. Questo non toglie che la nomina del Dott. Manzotti non sia veduta con occhio buono, anzitutto perché avremo un Capo Provincia Modenese, ed in secondo luogo perché il giovane funzionario ha dato prove soddisfacenti nella veste di Podestà. Si spera che anche nell’adempimento del nuovo mandato, gli arrida buona fortuna, il che tornerebbe a vantaggio suo e della città, ma il nuovo campo che egli riceve ha troppo loglio da estirpare, e nella bisogna occorrono forze poderose, costanti, risolute se si vuole che il grano buono riesca rigoglioso nei suoi germogli. Speriamo che il Dott. Manzotti possa mettere a profitto della causa codeste attitudini che tutte sono inderogabilmente richieste.

Ed ora eccoci alle dolenti note. È giunta in Comune la nuova che ad Albareto è stato ucciso il delegato Podestarile della Villa, certo Fausto Carboni. Con lui sarebbe pure stato ucciso un suo nipote, Carboni Ivo, giovane studente universitario. Le colpe del Carboni starebbero nella sua fede politica essendo egli un deciso repubblicano ed a suo tempo un fervente fascista e squadrista. Successive notizie ci narrano che oltre alle presenti due vittime, si sono avuti, sempre nella istessa circostanza, altri ferimenti nelle persone di Morandi Ernestina, di Manzoli Adelaide e di Carboni Mario e Carboni Emilio. La prima è madre del Carboni Ivo, gli altri due sono fratelli dello stesso. In sul mezzogiorno, e stavo per recarmi a casa, si inizia il carosello dei velivoli. Sono in ballo grosse formazioni ed i soliti caccia bombardieri. Gironzano nei dintorni della città e si soffermano di preferenza ad ovest della stessa. Ci giunge smorzato il rombo dei motori ma non passa tempo che giunge a noi nettissimo lo schianto di bombe lanciate dagli incursori. Ad una prima bordata ne succede una seconda non meno della prima fragorosa. Ritengo, benché la mia stanza non si presti a osservazioni verso l’ovest, che l’obbiettivo colpito sia il famoso Ponte sul Secchia. Siamo di nuovo alle offese ai ponti, ieri avemmo in disgrazia quello di S. Ambrogio, il che sovente accade allorquando gli Anglo Americani stanno preparando una qualche azione bellica. Speriamo che questa non riguardi la più volte asserita ripresa offensiva sul fronte italiano. Le cose che spesso si ripetono per fattibili sono sovente quelle che non vanno a buona fine. Succede a codesta sfuriata una sosta di appena mezz’ora trascorsa la quale una grossa formazione è su di noi e si viene mostrando in ripetuti giri senza mai buttarsi verso un drizzone che ci lasci sperare in un suo allontanamento. E qui succede un fatto nuovo nelle vicende aviatorie modenesi. Dall’alto del Palazzo della Accademia si inizia un tambureggiante quanto innocuo fuoco di mitraglia contro i quattro volatori. Pure dalle maggiori piazze della città si sono uditi spari dovuti a qualche illuso che crede di raggiungere un simile bersaglio con un mitra che sì e no arriva a metà strada dall’areoplano. La faccenda si faceva piuttosto tragica, perché si poteva temere che gli incursori fossero per sganciare un qualche pesante confetto su codesti sparatori colla conseguente iattura per le case che indubbiamente sarebbero state colpite. Fortunatamente i volatori hanno tirato dritto secondo il loro programma e dopo un nuovo giretto sulla città per prendere il drizzone giusto, si sono buttati sull’obbiettivo lanciando successivamente una diecina di grosse bombe. Io dalle finestre della mia abitazione odierna, via Caselline Piazza Impero, ho potuto vedere uno per uno gli apparecchi prendere quota appena lanciato il peso devastatore, come ho dovuto assistere al salire su pel cielo delle fumate o colonne di polvere e terriccio che si sprigionano dai luoghi colpiti.

Esattamente sono state quattro le colonne, la seconda delle quali nerissima, ed il fatto era dovuto, dicono i tecnici, all’impiego del tritolo nella preparazione delle bombe. La linea delle salienti fumate stava per me al di là del Palazzo dell'Accademia e si è subito pensato alla Stazione delle Ferrovie di Stato. Come può credersi è in me vivo il desiderio di recarmi sui luoghi colpiti e non molto dopo mi accingo all'impresa. Raggiungo il Corso Muti, già Vittorio Emanuele, ma qui giunto ecco nuovi velivoli che gironzando ad ovest della città mitragliano di buona lena. Sosto tanto per accertarmi se ancora v'era pericolo, indi mi dirigo verso la ferrovia.

Qui è caduta una bomba sul deposito, vuoto però, delle locomotive; due altre bombe poco lungi dalla stazione, una in mezzo alla via l'altra sullo spigolo del palazzo dell'ing. Tinossi, l'unico tratto della notevole costruzione crivellata da precedenti incursioni, mentre una quarta andava a finire poco lontano sulla Officina del Gaz. Ma il danno maggiore viene dato da altre bombe cadute sulla casa Termanini sita sulla via Nonantolana. Qui oltre al caseggiato malamente ridottosi hanno a lamentare morti e feriti. Sino al momento in cui siamo, cioè a tre ore di distanza dalla catastrofe, due sono i morti e sei o sette feriti tra i quali alcuni bimbi.

Una nuova offesa alla pacifica e rassegnata nostra città la quale a dir vero non si aspettava codesto nuovo malanno. Da troppo tempo ci si andava cullando nella solita fiducia che nessuno più pensava a colpire la città abitata, infatti era strano scorgere una tale indifferenza.

Apprendo in questo momento che le prime offese sono state portate sui due ponti di Secchia Ponte di Ferro in servizio delle Ferrovie e Ponte Alto. Il primo è stato perfettamente colpito e se ne sta colle gambe al cielo, per esprimersi colla frase adoperata dal mio informatore che è reduce dal luogo, mentre l'altro per una volta ancora l'ha scampata pure avendo devastati i suoi dintorni, tanto che la parte muraria è giù di piombo. Purtroppo le vicinanze del ponte sono state danneggiate non esclusa la villa Boccolari.

*Adamo Pedrazzi (1880-1961) era direttore della Biblioteca Poletti, reggente dell’Archivio Storico Comunale e, all’epoca, pubblicista per la Gazzetta dell'Emilia