80 anni di Liberazione: i modenesi e la ricerca della libertà
La Resistenza dal settembre 1943 al 22 aprile 1945: la storia di chi si oppose alla violenza nazifascista
MODENA. «La prima città ad essere stata liberata interamente dai patrioti italiani, è stata Modena». Così iniziò la sua corrispondenza per il programma in lingua italiana della Bbc il giornalista John Nilson. Modena è liberata dai partigiani il 22 aprile 1945, dopo due anni di occupazione nazista e di collaborazionismo fascista.
La Resistenza italiana è l’ultima in ordine di tempo a nascere in Europa, perché si forma nel settembre 1943 dopo che in Italia, occupata dall'esercito tedesco, ha preso vita un nuovo stato fascista, la Repubblica sociale italiana. Dal sud, dove sono fuggiti, il 13 ottobre 1943 il Re e il governo Badoglio dichiarano guerra alla Germania, mentre a Roma nasce il Comitato di liberazione nazionale che riunisce tutti i partiti antifascisti. È in questo contesto che nasce la Resistenza modenese. In una prima fase a prevalere sono azioni di solidarietà verso soldati italiani sbandati, ebrei e militari anglo-americani fuggiti dai campi di prigionia. Numerosi soldati italiani catturati dai tedeschi e concentrati alla Cittadella sono fatti fuggire attraverso le fogne, quelli che sono sfuggiti alla cattura sono nascosti da famiglie che li aiutano a fuggire verso le loro case. Molti ebrei si salvano per l’aiuto dato da singole persone, da funzionari di polizia che non sono d’accordo con la loro persecuzione o da piccole organizzazioni create da antifascisti e da diversi parroci e religiosi. Una bellissima storia di salvataggio è quella dei ragazzi ebrei di Villa Emma, a Nonantola, nascosti dall’intero paese e salvati dalla deportazione. Diversi anche i militari anglo-americani aiutati: un’attività pericolosa, perché mentre i soldati se vengono catturati sono riportati in prigionia, per chi li aiuta è prevista la pena di morte. Infatti, è con questa accusa che a Modena sono fucilati Arturo Anderlini e Alfonso Paltrinieri. Intanto, migliaia di soldati modenesi catturati e portati in Germania come internati militari si rifiutano di aderire al fascismo, preferendo rimanere prigionieri, mentre altri sfuggiti alla cattura entrano nelle Resistenze nei Balcani e in Grecia.
Alla fine del 1943 si formano le prime bande partigiane in montagna. Sono piccoli gruppi che devono affrontare numerosi disagi per nascondersi, trovare cibo, imparare a combattere. E non mancano le tensioni interne, tra montanari e giovani arrivati dalla pianura e tra partigiani di diverso orientamento politico. Nel marzo 1944, dopo una nuova chiamata alle armi del governo fascista, iniziano rastrellamenti in montagna e scontri tra partigiani e nazifascisti, che vedono questi ultimi sconfitti. In risposta a queste azioni interviene un reparto della divisione Hermann Göring che stermina a Monchio, Susano e Costrignano 136 civili, tra cui 11 donne e 4 bambini. Nella primavera 1944 nasce la Resistenza anche in pianura e in città dove, a differenza della montagna, la guerriglia può essere fatta solo da piccoli gruppi di partigiani. Le prime azioni compiute sono di sabotaggio a impianti e sistemi di comunicazione, poi iniziano anche piccoli attentati per arrivare, infine, ad azioni armate contro nazisti e fascisti. In città la presenza dei più importanti comandi nemici costringe a operare in totale clandestinità. La vita del partigiano è molto difficile perché si è obbligati a rimanere isolati, in solitudine, nascosti per molto tempo per non essere individuati. Molti scelgono infatti la via della montagna dove, intanto, la crescita delle brigate partigiane dà vita, a metà giugno, alla Repubblica partigiana di Montefiorino. Per chi la vive si tratta di una straordinaria esperienza, in cui per la prima volta in Italia, dopo vent’anni di dittatura, le comunità possono eleggere i propri rappresentanti. Nel frattempo, anche in pianura i partigiani sono cresciuti e tra giugno-settembre 1944 aumentano le azioni armate contro tedeschi e fascisti, anche perché gli Alleati stanno risalendo l’Italia conquistando le regioni centrali.
Il 4 giugno viene liberata Roma e, in agosto, grazie anche alla collaborazione dei partigiani, Firenze. Le forze anglo-americane sono oramai a ridosso dell’Appennino. Sotto questa pressione, tedeschi e fascisti aumentano il controllo del territorio attraverso l’uso sempre più massiccio dei rastrellamenti e delle rappresaglie per minacciare la popolazione e colpire la Resistenza. Sono tanti gli episodi di violenza che flagellano i nostri territori, come l’eccidio di Piazza Grande del 30 luglio 1944, quando i nazisti uccidono pubblicamente venti civili e partigiani prelevati dal carcere di Sant’Eufemia. Nella stessa estate, nelle campagne, i contadini partecipano in massa alla lotta contro la trebbiatura per evitare che il grano raccolto venga preso dai tedeschi invece di essere distribuito alla popolazione. Allo stesso modo, i partigiani cercano di impedire i raduni di bestiame, anche in questo caso per evitare che gli animali cadano in mano dei tedeschi. Sono proprio queste lotte che creano una importante saldatura tra il partigianato e contadini e contribuiscono a rendere meno pesante la vita quotidiana della popolazione. I partigiani organizzano anche la distribuzione gratuita di prodotti alimentari prelevati dai magazzini fascisti e cercano di reprimere chi fa il mercato nero. La sopportazione delle popolazioni civili è sostenuta dalla convinzione dell’imminente fine del conflitto, ma il 13 novembre 1944 gli Alleati comunicano via radio la sospensione dell’avanzata, che si arresta sotto la Linea Gotica. Ancora un inverno deve passare.
Per la Resistenza i mesi tra novembre 1943 e febbraio 1944 sono un momento di crisi: le fila dei partigiani sono cresciute in modo considerevole quindi non è possibile smobilitare o nascondersi ed è molto complicato l’approvvigionamento. Approfittando della pausa, fascisti e tedeschi intensificano le azioni contro i partigiani e le popolazioni che li sostengono, in un crescendo esasperato di violenza. Durante l’inverno, in montagna, si ricostituisce la Repubblica partigiana di Montefiorino, si formano di nuovo le giunte popolari e nasce il Comitato di liberazione nazionale della montagna. Da questo momento in poi, fino alla fine del conflitto, il territorio di Montefiorino rimane sotto controllo partigiano. Alla fine del 1944 nella zona di Lizzano in Belvedere, nell’alto Appennino bolognese, i comandi americani autorizzano la nascita della Divisione Modena Armando, una delle pochissime formazioni partigiane schierate in linea con gli Alleati. La divisione, infatti, opera assieme al Corpo di spedizione brasiliano e alla 10° divisione da montagna americana nei combattimenti di Monte Belvedere e dei monti della Riva. Nelle ultime settimane di guerra emerge con maggiore forza il protagonismo delle donne nella lotta partigiana, con la manifestazione davanti al salumificio Frigieri di Paganine l’8 marzo e alcune proteste pubbliche davanti alla Prefettura di Modena, ma anche con la nascita del distaccamento femminile “Gabriella Degli Esposti” a Montefiorino. Ormai sono centinaia le giovani ragazze che, in bicicletta, garantiscono i collegamenti tra le formazioni partigiane, e numerose quelle che combattono come partigiane. In questa fase finale tutte le formazioni si consolidano, i comandi si riorganizzano nella consapevolezza dell’importanza politica, prima ancora che militare, che il capoluogo della provincia sia liberato prima dell’arrivo delle truppe alleate. Si tratta di portare a compimento, con l’affermazione della capacità d'autogoverno partigiano, quanto era stato ampiamente realizzato nei mesi precedenti, evitando che la presenza militare alleata significasse la liquidazione politica dell’esperienza resistenziale.
Nel pomeriggio del 22 aprile 1945 con la resa di un reparto tedesco asserragliato nell’Accademia, Modena è libera. Il 30 aprile i partigiani possono sfilare per Modena e riconsegnare le armi, anche se la guerra non è ancora finita. Tanti lutti, tante rovine ma anche tanta voglia di ricostruire il paese e di realizzare una società libera, democratica, in pace.
* vicepresidente Istituto storico di Modena