«La mostra non era blasfema»: il vescovo non sarà processato
Il giudice archivia il caso delle opere dell’artista Andrea Saltini esposte a Carpi un anno fa: «Nessun reato di vilipendio alla religione». Ma l’avvocato dell’esposto incalza: «Non è assoluzione morale, ora il caso in Vaticano»
CARPI. Archiviato. Il caso “Gratia Plena”, la mostra di Andrea Saltini realizzata presso il Museo Diocesano di Carpi che un anno fa scatenò un mare di polemiche e un’aggressione ai danni dell’artista (a causa di un quadro che, secondo alcuni tradizionalisti, sarebbe blasfemo), si chiude con un nulla di fatto. Il Tribunale di Modena ha disposto l’archiviazione: cade l’accusa di vilipendio nei confronti del vescovo don Erio Castellucci, don Carlo Bellini, Cristina Muccioli e Andrea Saltini, dopo l’esposto presentato da gruppi ultracattolici.
Il caso
La questione era scoppiata a marzo dell’anno scorso dopo un articolo pubblicato dalla testata d’area "La Nuova Bussola Quotidiana”: a finire nel mirino, in particolare, un quadro della mostra esposta nei musei della diocesi chiamato "Inri - San Longino".
Il motivo dello scandalo? Nell’opera, Cristo, riconoscibile dalla scritta “Inri” e dalle mani e i piedi bucati, è sdraiato, nudo. Sopra di lui si vede un uomo, ritratto di spalle e chinato, che preme con la mano sinistra sul costato di Gesù e, secondo i critici, sembra in posizione equivoca. Le polemiche furono feroci, ma il tutto degenerò un anno fa esatto, il 30 marzo 2024: un uomo, dopo essere entrato armato di coltello all’interno della mostra, aveva sfregiato l’opera e ferito l’artista Saltini.
Le reazioni
E poi manifestazioni e l’esposto presentato in Procura da un gruppo di ultracattolici difesi dall’avvocato Francesco Minutillo di Forlì, che ha così commentato la decisione del tribunale di Modena: «Un giudice ha affermato - nero su bianco - che quel quadro era provocatorio, ed era stato realizzato per provocare, probabilmente a scopi pubblicitari. Una vittoria di Pirro dunque quella degli indagati, soprattutto per la curia. Il Tribunale ha escluso la configurabilità del reato di vilipendio alla religione cattolica, ma non ha mai affermato che le opere in mostra fossero innocue, edificanti, spirituali o rispettose della sensibilità dei fedeli. Non si tratta dunque di una piena assoluzione morale: il giudice non ha negato il carattere offensivo delle opere, ma si è limitato a rilevare che non si può dimostrare con certezza che l’intento fosse quello di offendere».
L’avvocato contesta al giudice «la constatazione contenuta nel provvedimento, secondo cui la chiesa di Sant’Ignazio di Carpi, pur consacrata, per il giudice è di fatto un “luogo civile”, utilizzato per attività culturali e non per il culto». Ma i fedeli non si arrendono e si scagliano nuovamente contro il vescovo: «Riteniamo opportuno valutare la possibilità di raccogliere tutto il materiale documentale e presentare un’apposita segnalazione alle autorità vaticane competenti, affinché si pronuncino pastoralmente e disciplinarmente sulla condotta dell’arcivescovo Castellucci e del sacerdote coinvolto».