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La ricorrenza

Trent’anni fa l’omicidio di Maurizio Gucci, Patrizia Reggiani: «Lo feci uccidere per stizza»

di Maria Sofia Vitetta

	Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci
Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci

L’agguato all’imprenditore alle 9 di mattina del 27 marzo 1995. L’allora ex moglie, nata e cresciuta a Vignola prima di trasferirsi a Milano, condannata a 26 anni per essere stata la mandante: ne ha trascorsi 17 a San Vittore prima di essere scarcerata nel 2016 per buona condotta

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VIGNOLA. Alle 9 di mattina di 30 anni fa, il 27 marzo 1995, Maurizio Gucci venne assassinato a Milano, in via Palestro 20, nell’atrio del palazzo in cui erano stati collocati gli uffici della Viersee, la società che aveva da poco fondato. L’uomo, presidente del famoso marchio di moda dal 1983 al 1993, suo azionista di maggioranza e nipote del fondatore Guccio Gucci, fu vittima di un omicido portato a compimento su mandato di Patrizia Reggiani, sua ex moglie di 46 anni di origini vignolesi. Reggiani, scarcerata nel 2016 per buona condotta, ha dovuto scontare a San Vittore 17 dei 26 anni a cui era stata condannata. 

L’omicidio di Maurizio Gucci

Le indagini hanno portato anche a Giuseppina Auriemma, amica storica di Patrizia, accusata di aver avuto un ruolo di mediatrice tra la moglie di Gucci e Ceraulo, Cicala e Savioni, complici ed esecutori del delitto. «Quelli della banda bassotti», così sono stati definiti i tre dalla stessa Reggiani in un’intervista del 20 marzo 2021 pubblicata su 7, il settimanale del Corriere della Sera. A sparare con una pistola calibro 32 fu Benedetto Ceraulo, muratore di professione e sicario, che si diede alla fuga a bordo di una Clio verde, guidata da Orazio Cicala, imprenditore indebitato per la sua propensione ludopatica al gioco. Ivano Savioni, portiere di un albergo ad una stella nella zona di via Lulli di Milano, spesso luogo di incontro per coppie di amanti e prostitute, fu uno degli organizzatori del delitto.

Le indagini e la risoluzione del caso

Nel giugno del 1996, probabilmente senza pensare alle conseguenze ed al rischio di far emergere i nomi dei responsabili del crimine, tra cui il proprio, Savioni rivelò di aver preso parte all’omicidio di Maurizio Gucci, ricevendo 50 milioni di lire. Lo disse ad un uomo diventato suo amico, un tale Gabriele, che viveva di espedienti ed era frequentatore dell'hotel. Fu proprio Gabriele che, venuto a conoscenza di questa notizia, l’8 gennaio del 1997, informò Filippo Ninni, all’epoca capo della Criminalpol lombarda. Nei due anni che precedettero la risoluzione del caso, venne analizzata la situazione finanziaria di Gucci: conti, prestiti, debiti e tutte le sue numerose relazioni, anche estere, con aziende ed esponenti del settore, portando solo alla formulazione di piste vuote, il cui unico risultato fu quello di lasciar trascorrere del tempo senza giungere alla verità dei fatti. Tra queste, vennero scartate anche l'ipotesi della criminalità organizzata, dei paradisi fiscali, di un coinvolgimento della concorrenza e di un legame con i neofascisti.

Perché Patrizia Reggiani lo fece uccidere

A far diventare Patrizia Reggiani mandante dell’omicidio sono stati i suoi sentimenti di rabbia e di astio, investita del ruolo di madre di Alessandra e Allegra? O la gelosia nei confronti del marito che, nei due anni prima del suo assassinio, aveva instaurato una relazione con un’altra donna, mettendola in secondo piano nel momento dell’insorgere di una grave malattia? Patrizia Reggiani sostiene di non aver mai odiato il marito. «È stata stizza, la mia, io non l’ho mai odiato.. Andavo dal macellaio e gli dicevo: “Mi serve uno che mi ammazzi Maurizio”». E così lei, che ripensando alla sua giovinezza si è definita «la regina di Milano», contrapponendosi al suo futuro sposo, non ha mai cambiato la propria natura, desiderando il lusso di una Lady Gucci, cognome che non ha mai rinnegato.

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