Gazzetta di Modena

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Il nuovo vescovo di Modena Don Erio Castellucci

Le tre A di don Erio: Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento

Le tre A di don Erio: Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento

Una lunga giornata quella che porta don Erio Castellucci ad insediarsi nella sua diocesi fatta di tanti incontri significativi prima della solenne cerimonia in Duomo. Ve li racontiamo momento per momento

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MODENA. Dopo la solenne cerimonia al Palafiera di Forlì nel corso della quale don Erio Castellucci è stato ordinato vescovo, inizia la lunga giornata del nuovo pastore di Modena e Nonantola che lo porta ad insediarsi sulla sua cattedra. Una giornata che avrà nell'ingresso in Duomo il momento culminante. Ma il nuovo vescovo ha già iniziato a prendere contatto con la nostra realtà e in alcuni incontri molto significativi nel corso dei quali ha già avuto modo di indicare un po' la sua bussola in questo inizio di "governo" della diocesi. Un programma che si può dire si muoverà sulla scia di tre A e una M.

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Le A sono quelle che parlano di Accoglienza, Ascolto e di Accompagnamento: un chiaro invito a quello che deve essere la vida del cristiano ogni giorno nei confronti di chi e cosa ci circonda. Sul tema Accoglienza l'associazione spontanea è con le persone che proprio in questi mesi stanno giungendo in Italia, a Modena e in tutta Europa chiedendo aiuto: gli stranieri e i profughi. Accoglienza e Misericordia ha aggiunto il vescovo ricordando il tema dell'anno del Giubileo.

 

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UN SALUTO E UNA PREGHIERA SULLA TOMBA DI LANFRANCHI.

La giornata di don Erio vescovo di Modena inizia al cimitero di San Cataldo. Sulla tomba di monsignor Antonio Lanfranchi, il suo predecessore prematuramente scomparso a causa di una malattia. Il vescovo accompagnato da monsignor Giacomo Morandi si è recato alle 8,30 in cimitero per pregare sulla tomba di Lanfranchi. Un momento particolarmente toccante. Don Erio aveva avuto modo di conoscer e apprezzare le doti umane e religiose di Lanfranchi."Siamo in un luogo che ci svela il senso della vita - ha detto il vescovo - è come restituire questa nostra vita ricca di doni. E' il vangelo che ci guida, perché è sempre gioia, anche quando è una gioia mesta, perché la vita supera la morte". Dopo la preghiera davanti al predecessore, il primo fuori programma della giornata. C'è una coppia che ha perso un figlio, giovane, e mons. Castellucci accoglie il loro dolore e prega insieme a loro.

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A PORTA APERTA TRA I PROFUGHI

Seconda tappa della giornata a Porta Aperta la struttura di accoglienza per bisognosi gestita dalla Caritas diocesana. Il vescovo è stato accolto dal presidente Franco Messora e dai volontari che vi lavorano, ha visitato la struttura e in particolare si è soffermato nella mensa e nell'ambulatorio medico.

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Oltre ai volontari ha salutato gli ospiti, che lo hanno accolto calorosamente, ha posato per alcune foto e si è informato sul funzionanmento della struttura e sual provenienza degli ospiti. Poi una tappa davanti alla Croce di Lampedusa costruita con il legno del barcone degli immigrati "Una croce che porta scritti tanti drammi, di chi fugge dalla violenza, dalle guerre, - ha commentato Castellucci davanti alla croce di Lampedusa - e che come la Croce di Cristo è un passaggio verso la vita. Questo è un luogo di vita, raccoglie le croci delle persone che qui passano, le loro fatiche, le sofferenze, e le accompagna a vivere. E' un segno di resurrezione: preghiamo perché la diocesi di Modena si faccia provocare da questo segno di giustizia, prima ancora che di carità. La carità infatti è il nome stesso di Dio, e in questo luogo si accompagna alla giustizia. L'accoglienza è la prima fase, poi serve un cammino di integrazione". "Ho qualche sogno - ha risposto ancora il vescovo a chi gli chiedeva del futuro della Chiesa modenese - ma Modena è una grande diocesi cammina bene da tempo, ho sentito la voglia di collaborare. Cammineremo insieme". Poi si è trasferito al Policlinico per l'incontro con i malati.

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AL POLICLINICO: "QUESTO E' UN LUOGO SACRO"

Il vescovo di Modena ha fatto visita ai malati del policlinico, in particolare è entrato nel reparto di Oncoematologia pediatrica. Qui ha cortesemente pregato i media di lasciarlo solo per incontrare le persone che soffrono in particolare i bambini. All'uscita ha detto. " Quando entri in un ospedale è come entrare in un suolo sacro, un po' come quando Mosè salì sul monte Sinai per ritirare le tavole della legge e si tolse i calzari, rendendosi conto di camminare in un luogo sacro. Ecco questo per tutti noi deve essere considerato un luogo sacro. Qui ci sono persone che soffrono, la sofferenza fa parte della nostra vita, come lo fu anche per Gesù". Inoltre soffermandosi sulla sofferenza dei bambini che aveva appena incontrato ha aggiunto: "Sono qui per imparare da loro".

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CON LE RELIGIOSE DI CLAUSURA AL MONASTERO DI BAGGIOVARA

Un'altra tappa significativa della prima giornata da vescovo di don Erio Castellucci è strata quella al onastero delle suore di clausura di Baggiovara. Qui il vescovo ha ascoltato il discorso di saluto letto da dietro le grate dalle religiose. Una preghiera semplice, in cui non sono mancati i riferimenti alle parole di Papa Francesco, che si è concluso con un caloroso "Benvenuto don Erio"

: "Benvenuto a casa, che il nostro monastero sia per lei casa, la sua Betania. Alla nostra voce si unisce quella delle sorelle Clarisse di Fanano. Vogliamo essere testimonianza e profezia per quanti Dio vuole chiamare, chiediamo l'unità, per lavorare felici nella sua vigna. Papa Francesco afferma che dove ci sono i religiosi c'è gioia, Dio è capace di colmare il nostro cuore e renderci felici, il dono totale nel servizio ci realizza come persone e dà pienezza alla nostra vita".

Il vescovo, ringraziando ancora una volta per l'accoglienza, ha ricordato che "la tradizione identificava Marta e Maria con la vita attiva e quella contemplativa: Gesù però non le contrappone. In ciascuno di noi ci sono Marta e Maria, l'esigenza di conciliare ascolto e servizio. Il sevizio infatti è affanno, se non parte dall'ascolto. Il servizio è cifra della vita cristiana, ma ha origine dal mettersi ai piedi di Gesù, ascoltando la sua Parola. Ascolto e servizio sono connessi, perché la sola azione, senza ascolto sarebbe affanno, mentre l'ascolto di Gesù, il primo servizio, trasmette agli altri servizi la gioia".

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PAUSA PRANZO E POI I RAGAZZI ALLA CDR

Dopo una rapida pausa per il pranzo, il viaggio di don Erio Castellucci alla scoperta della sua nuova dioscesi è proseguito con un incontro speciale: i giovani. L'appuntamento era nel cortile della Cdr. Qui i giovani hanno accolto il vescovo con uno striscione che è tutto un programma "Collabatori della tua gioia" che richiamando il motto del vescovo mette a disposizione i ragazzi del vescovo. E il vescovo li ha ricambiati con parole di incoraggiamento.

IN SAN CARLO IL BENVENUTO DI MODENA

Il tempo non clemente ha costretto l'organizzazione a modificare la logistica della parte ufficiale dell'ingresso a Modena del vescovo. L'arrivo in centro per l'incontro con le autorità non si è svolto in piazza Roma come previsto ma nella chiesa di San Carlo. alla metafora del viaggio (“una missione, una vittoria sul male”) ha fatto riferimento il sindaco nel suo intervento che, dopo aver sottolineato l’importanza del “dialogo per la ricerca del bene comune”, si è concluso con l’auspicio che “i doni di San Geminiano continuino a fruttare per il bene di Modena e dei modenesi vecchi e nuovi, di oggi e di domani”

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. All’incontro con le autorità hanno partecipato, tra gli altri, il prefetto Michele di Bari, il comandante dell’Accademia Salvatore Camporeale, il questore Giuseppe Garramone e i rappresentanti di tutte le forze dell’ordine, il rettore Oreste Andrisano, il presidente della Camera di commercio Maurizio Torreggiani, parlamentari e consiglieri regionali (Carlo Giovanardi, Cecilia Guerra, Davide Baruffi, Giuseppe Boschini, Luciana Serri, Luca Sabattini), il vicesindaco di Modena Gianpietro Cavazza e gli assessori comunali, il presidente del Consiglio comunale di Modena Francesca Maletti e diversi consiglieri comunali, numerosi sindaci del territorio della diocesi, tra i quali Federica Nannetti (Nonantola), Maria Costi (Formigine), Francesco Tosi (Fiorano), Paola Guerzoni (Campogalliano), Stefano Reggianini (Castelfranco), Maurizia Rebecchi (Ravarino), Giandomenico Tomei (Polinago), Emilia Muratori (Marano).

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Nel suo intervento Muzzarelli ha ricordato che “Modena ha saputo crescere e potrà crescere in modo intelligente, sostenibile e inclusivo se manterrà aperte le porte e le finestre, se saprà essere ancora e ancor di più una società aperta all'altro, aperta alla mobilità sociale, all’innovazione e al mondo che cambia. La nostra forza risiede nel rapporto e nell'interazione continua e dinamica fra le istituzioni e la società civile, che nonostante i colpi subiti resta vitale e che vogliamo rilanciare con convinzione e determinazione, a partire dal rinnovamento degli istituti di partecipazione”.

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"MODENA NON SI CHIUDA IN SE STESSA"

Al saluto del sindaco ha risposto il vescovo Erio Castellucci toccando subito il tema dell'accoglienza. "Una società che si chiude a riccio su se stessa ha già firmato la propria condanna a morte, come uno che si chiude in una stanza senza porte e finestre e, per conservare se stesso, finisce per morire soffocato". Così nel suo discorso alle autorità modenesi monsignor Erio Castellucci, il nuovo arcivescovo della città, ordinato ieri a Forlì.

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"Ci attende la grande sfida dell'immigrazione - ha detto- che qui nel modenese non certo un fenomeno nuovo e ha gi prodotto, negli ultimi decenni, esperienze di integrazione riuscita; i pregiudizi non mancano e neppure i problemi oggettivi: mettere insieme accoglienza e integrazione non come fare una passeggiata" ma, ha aggiunto, "non possiamo accodarci ai facili slogan, che fanno leva sull'istinto di conservazione e vorrebbero identificare la diversità con il pericolo". "Una civiltà - ha detto ancora Castellucci - viva, grande e cresce quando - nell'assoluto rispetto della legalità e nell'impegno per una integrazione rispettosa dei propri valori, per noi sanciti dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato - rimane aperta alle diversit, si lascia provocare, si mette in dialogo, assume un atteggiamento educativo e non punitivo".

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CERIMONIA SOLENNE IN DUOMO

Dopo i saluti del sindaco di Modena e delle autorità, il vescovo a piedi si è incamminato  verso il Duomo accompagnato dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli. In cattedrale ha poi avuto inizio la solenne celebrazione preceduta dai riti di insediamento con consegna del pallio da parte del nunzio apostolico.