Omicidio, la Cassazione conferma l'ergastolo alla Brandoli
La Cassazione ha messo la parola fine sul caso giudiziario del delitto dell’artigiano 34enne Christian Cavaletti, reggiano: la prima sezione penale della Suprema Corte ha confermato ieri la condanna all’ergastolo per l’ex moglie della vittima - la 37enne modenese Francesca Brandoli - e per il suo fidanzato Davide Ravarelli, grafico 38enne originario di Milano. Confermata quindi la condanna al massimo della pena per i due fidanzati.
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La Cassazione ha messo la parola fine sul caso giudiziario del delitto dell’artigiano 34enne Christian Cavaletti, reggiano: la prima sezione penale della Suprema Corte ha confermato ieri la condanna all’ergastolo per l’ex moglie della vittima - la 37enne modenese Francesca Brandoli - e per il suo fidanzato Davide Ravarelli, grafico 38enne originario di Milano. Confermata quindi la condanna al massimo della pena per i due fidanzati.
«Una sentenza dura, durissima - ha commentato l’avvocato di parte civile Enrico Della Capanna - che chiude definitivamente una delle pagine più brutte della nostra storia recente. Terribile la morte di un ragazzo tanto giovane e affettuoso padre di famiglia».
E proprio sulla personalità della vittima, alla quale il tribunale per i minorenni di Bologna aveva affidato i due figli, avuti con la Brandoli, proprio la mattina del delitto, si è soffermato in udienza l’avvocato reggiano.
Nella serata di ieri (la sentenza è arrivata poco prima delle 21), il legale ha potuto avvisare i familiari della vittima, costituitisi parte civile nel processo e per i quali la Corte d’assise di Reggio aveva disposto il pagamento di una provvisionale di 300mila euro. Non erano presenti all’udienza conclusasi alle 17.30 di ieri, dopo una discussione durata una trentina di minuti, i due imputati.
Davide Ravarelli e Francesca Brandoli hanno infatti atteso la sentenza in carcere.
Il 38enne è attualmente detenuto nella casa circondariale di Aosta mentre l’ex compagna si trova nel carcere bolognese della Dozza. A rappresentarli l’avvocato Salvatore Staiano che, nell’impugnare la sentenza, ha «insistito» su due punti-chiave: la premeditazione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche ai due imputati.
Che quel delitto, consumatosi il 30 novembre del 2006 a Reggiolo davanti all’abitazione di Christian Cavaletti, fosse stato premeditato dai due amanti con l’intento di poter far riavere a Francesca Brandoli la custodia dei due bambini negatale dal tribunale era stata una delle importanti conclusioni delle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore Valentina Salvi. I carabinieri riuscirono infatti a rintracciare le matrici degli scontrini dei prodotti acquistati da Ravarelli e dalla Brandoli all’interno del centro commerciale Grand’Emilia nel pomeriggio del 30 novembre, poche ore quindi prima del delitto. Nel supermercato della galleria - emerse nel processo davanti alla Corte d’assise reggiana - i due comprarono un coltello e un martello che, per dimensioni e fattura, avrebbero potuto aver provocato le mortali ferite riscontrate dai periti in diverse parti del corpo dell’artigiano durante l’autopsia
«Una sentenza dura, durissima - ha commentato l’avvocato di parte civile Enrico Della Capanna - che chiude definitivamente una delle pagine più brutte della nostra storia recente. Terribile la morte di un ragazzo tanto giovane e affettuoso padre di famiglia».
E proprio sulla personalità della vittima, alla quale il tribunale per i minorenni di Bologna aveva affidato i due figli, avuti con la Brandoli, proprio la mattina del delitto, si è soffermato in udienza l’avvocato reggiano.
Nella serata di ieri (la sentenza è arrivata poco prima delle 21), il legale ha potuto avvisare i familiari della vittima, costituitisi parte civile nel processo e per i quali la Corte d’assise di Reggio aveva disposto il pagamento di una provvisionale di 300mila euro. Non erano presenti all’udienza conclusasi alle 17.30 di ieri, dopo una discussione durata una trentina di minuti, i due imputati.
Davide Ravarelli e Francesca Brandoli hanno infatti atteso la sentenza in carcere.
Il 38enne è attualmente detenuto nella casa circondariale di Aosta mentre l’ex compagna si trova nel carcere bolognese della Dozza. A rappresentarli l’avvocato Salvatore Staiano che, nell’impugnare la sentenza, ha «insistito» su due punti-chiave: la premeditazione e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche ai due imputati.
Che quel delitto, consumatosi il 30 novembre del 2006 a Reggiolo davanti all’abitazione di Christian Cavaletti, fosse stato premeditato dai due amanti con l’intento di poter far riavere a Francesca Brandoli la custodia dei due bambini negatale dal tribunale era stata una delle importanti conclusioni delle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore Valentina Salvi. I carabinieri riuscirono infatti a rintracciare le matrici degli scontrini dei prodotti acquistati da Ravarelli e dalla Brandoli all’interno del centro commerciale Grand’Emilia nel pomeriggio del 30 novembre, poche ore quindi prima del delitto. Nel supermercato della galleria - emerse nel processo davanti alla Corte d’assise reggiana - i due comprarono un coltello e un martello che, per dimensioni e fattura, avrebbero potuto aver provocato le mortali ferite riscontrate dai periti in diverse parti del corpo dell’artigiano durante l’autopsia